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QUANDO NON SI RIESCE AD AVVIARE IL CONCEPIMENTO

R. Tagore

 

Come mai capita che una coppia non riesca a procreare nonostante viva un contesto di buona armonia affettiva e sessuale, oltre che di buona salute?

A volte, ci sono in noi delle ambivalenze profonde e segrete nei confronti della maternità, oppure dei rifiuti. Può trattarsi di modelli che inconsapevolmente cerchiamo di riprodurre, a volte appresi durante la nostra stessa vita prenatale nella relazione con nostra madre; oppure di copioni appresi in età infantile ai quali sentiamo di dovere fare corrispondere il nostro presente. Le cause possono essere molteplici.

Un’indagine psicoterapica ben condotta può metterle allo scoperto, ma non è detto che sia sempre possibile e nemmeno che, una volta che siano state individuate le cause, si riesca ad eliminarle completamente: ci sono in noi delle alchimie psicologiche complesse che talvolta possono creare dei divieti, delle barriere che sembrano invalicabili.

Non è sempre facile e privo di complicazioni il riuscire a concepire e a portare avanti una gravidanza.

Quando la madre reale non desidera un figlio ma la madre inconscia, quella psicobiologica, invece lo vuole, lo stato di gravidanza ha molte più possibilità di instaurarsi che non nel caso contrario. L’ideale sarebbe che i desideri delle due madri coincidessero. Purtroppo ciò non sempre avviene e comunque, in molti casi può essere solo una questione di tempo e di maturazione.

Accade anche che il desiderare un bambino con troppa intensità possa creare uno stato di stress e di sofferenza psichica, con conseguente sbilanciamento nella produzione ormonale, tale da impedire la fecondazione. Sono noti i casi di numerose coppie le quali in seguito alla decisione di adottare un bambino, oppure dopo aver rinunciato ad un figlio proprio ed avere cessato di desiderarlo spasmodicamente, hanno avuto la sorpresa di scoprire che era avvenuto il tanto sospirato concepimento.

Nel caso del desiderio spasmodico di un figlio, esiste un’intensità angosciosa del desiderio, e ciò dimostra che ad esso si accompagna la paura di un fallimento: che si esprimerà, ad esempio, con l’immagine di una culla vuota o con un simbolo similare. Questa immagine mentale negativa di insuccesso, stimolata dall’emozione della paura, significa stress, con conseguente produzione di catecolamine e adrenalina. Anche se la si scaccia dalla mente, essa potrebbe insidiosamente continuare ad agire in modo inconscio e potrebbe inibire il concepimento. In pratica risulterebbe essere più forte del desiderio cosciente di procreare.

Ad ogni avvenuta mestruazione con relativa delusione e senso di fallimento, la preoccupazione e la paura aumenteranno rinforzando quell’immagine mentale negativa: niente bambino, una culla vuota.

Nel momento in cui cesserà l’esasperazione del desiderio, o addirittura si spegnerà il desiderio di avere un figlio, la tensione e lo stress diminuiranno, o si estingueranno, diminuirà o si estinguerà anche la paura di un fallimento e quell’immagine mentale negativa incomincerà ad essere meno ossessivamente presente, sarà sempre più sfuocata, perderà forza e poi, poco alla volta, particolarmente nel caso in cui i genitori rinuncino decisamente ad avere un bambino, scomparirà: la paura di non riuscire non sarà più così angosciosa, oppure non esisterà proprio più, e quindi diventeranno deboli, o scompariranno, sia l’immagine mentale negativa sia l’emozione che la suscitava e la rinforzava.

Ritornate la calma e l’equilibrio ...  ecco che si constata l’avvenuto stato di gravidanza. Talvolta ciò avviene, addirittura, quando era già stata prospettata o avviata un’adozione.

Per ottenere il dono di un figlio, occorre desiderarlo dal profondo del cuore, e desiderarlo in due ma è anche importante prestare attenzione alle motivazioni perché quando il desiderio diventa uno spasimo angoscioso, allora c’è qualcosa che non va e bisogna avere il coraggio di fermarsi, di riflettere e di analizzare le proprie motivazioni profonde, quelle che si nascondono dietro ad un desiderio così sofferto.

Riporto una frase della dott.ssa Maria Ballardini, psicologa e sessuologa della SIAB di Roma, che mi è particolarmente piaciuta.:” Per concepire è importante vivere bene il proprio corpo, la sessualità e la vita”.

Senza alcuna pretesa di essere esaustiva sull’argomento, vorrei aggiungere che se è vero che un’immagine mentale negativa accompagnata dalla relativa emozione, può essere causa di stress e diventare fattore inibente, è anche vero che, sulla base di quello che ho potuto sperimentare nelle mia esperienze con i genitori,  lavorare su immagini positive opposte accompagnate da vissuti emotivi diversi, ha potuto realmente e concretamente sbloccare tante  situazioni. Perché non potrebbe essere lo stesso per quelle relative al concepimento?

 

Vi propongo, a questo proposito, una pratica antica, che ho un po’ adattata ai tempi moderni ed alla circostanza specifica, pur lasciandone intatta la sostanza.

E’ adatta a chi, pur non avendo problemi funzionali, non riesca ad avviare lo stato di gravidanza: essa ha lo scopo di eliminare le ambivalenze profonde sostituendole con un desiderio equilibrato e positivo del figlio.

Inoltre ha come secondo obiettivo quello di cancellare dalla memoria cellulare degli organi sessuali e riproduttivi, qualsiasi negatività abbiano assorbito a causa di un eventuale lavoro mentale impostato sulla sfiducia o l’arroganza nei loro confronti.

Vi stupisce quest’ultima affermazione? con tutto quello che la medicina psicosomatica è riuscita a scoprire sull’interazione tra corpo, mente e psiche, può davvero sorprenderci che, ad esempio, organi così sensibili e delicati come le ovaie possano gravemente risentire di una serie di messaggi mentali di sfiducia nelle loro capacità, o nella validità degli ovuli che essi producono?

L’antichissima pratica che vi propongo ha quindi, come scopo finale, quello di immergere gli organi sessuali e riproduttivi in un bagno di luce allo scopo di lavare via qualsiasi negatività, ricaricandoli di energia primaria e predisponendoli alla fecondazione.

Sarebbe, in sostanza, come un gesto di accadimento e di amore che si compie per loro.

Illuminati e rigenerati dall’energia femminile della terra, essi, secondo questa vecchia credenza,  ritroveranno il loro stato naturale di purezza e di perfezione e, a tempo debito, non tarderanno a rispondere positivamente.

Anticamente gli uomini, vivendo un contatto quasi simbiotico con la natura, riuscivano a comunicare con lei ed a percepirne l’intima essenza sacra.

Le parlavano affidandole i loro problemi ed esprimendo le loro necessità. In lei sentivano l’aspetto femminile, materno, fecondo e soccorritore di Dio.

Si rivolgevano a lei in ogni ricorrenza importante della loro vita, compiendo rituali propiziatori o di ringraziamento e raffigurandola in vari modi, presso le diverse culture, a seconda del ruolo protettivo specifico che le era attribuito.

Comprendevano il suo linguaggio, sapevano interpretarne i segni ed interagivano con Dio attraverso lei.

 

“Noi vedevamo l’opera del Grande Spirito

nella Sua intera creazione:

nel sole, nella luna, negli alberi,

nei monti e nel vento.

Talvolta ci avvicinavamo a Lui

per mezzo di quello che aveva creato”

 

Tatanga Mani, un indiano d’America

 

Questa antica pratica propiziatoria era fatta mettendosi in comunicazione con gli alberi. Un albero è una creatura vivente, e si considerava avesse una sua forma di intelligenza, di sensibilità, di coscienza oltre che una sua essenza di matrice divina.

L’ albero era considerato una forma sacra, una manifestazione della Divinità, così come tutta la creazione era percepita come un insieme di forme sacre.

Tutto sommato l’albero è comunque una creatura semplice e, al contrario degli esseri umani, non ha le nevrosi proprie ai nostri subbugli mentali e psichici. Vive con naturalezza i cicli delle stagioni e della sua vita.

Cresce nell’aria e nel sole ma tiene le sue radici ben piantate nella terra, dalla quale trae forza e nutrimento. Non sono certo la prima a dire che rappresenta un esempio simbolico, cioè c’insegna come anche noi dovremmo cercare di vivere, in equilibrio tra cielo e terra.

L’albero è generoso, non trattiene i suoi frutti ma li dona spontaneamente ed accoglie senza protestare chiunque desideri riposare accanto a lui, al riparo della sua ombra.

Vediamo dunque questa antichissima pratica.

Occorre, per prima cosa, appartarsi in un luogo tranquillo in mezzo alla natura, dove ci siano degli alberi.

Potrebbe essere un piccolo angolo di bosco, una radura tra gli alberi, oppure uno spazio aperto con un solo albero, l’importante è sentirsi bene in quel posto.

Si sceglie un albero. In piedi o in ginocchio, gli occhi chiusi, bisogna avvicinare i palmi al tronco, senza toccarlo e sentire che ci si sta accostando ad un essere vivente: la terra lo ha fatto nascere, lo nutre, lo sostiene, lo fa crescere e si prende cura di lui con amore.

Occorre porsi in un atteggiamento di apertura, di ascolto, entrando in intimo contatto comunicativo con lui.

Ora si dovrebbe esporre all’albero il proprio problema e chiedergli di farci da tramite con la feconda energia della terra: come fosse una vera e propria antenna trasmittente e ricevente.

E’arrivato il momento di abbracciarlo e,  appoggiando la fronte sul tronco, di concentrarsi sul pensiero della sua linfa che scorre e sui liquidi vitali che le sue radici stanno succhiando dalla terra e che risalgono nel tronco andando verso i rami, penetrando in ciascuna foglia .

L’energia che costituisce tutto l’universo è generosa e non sostiene soltanto la vita dell’albero che si sta abbracciando ma nutre, fa nascere, crescere, sbocciare, maturare, rinascere e moltiplicare tutte le piante, gli arbusti, le erbe e i fiori sul nostro pianeta.

Grazie a lei, che si esprime nell’acqua, nell’aria e nel sole, tutte le forme di vita, animali, vegetali e minerali sono nutrite e sostenute.

Ora occorrerebbe porsi in un atteggiamento di apertura e di accoglienza verso la madre terra, lasciando che, attraverso l’albero,  la sua energia feconda giunga dalle radici sino a noi.

A questo punto si deve chiederle di trasmettere e depositare nel nostro grembo l’energia feconda necessaria al concepimento. Occorre esprimersi con semplicità ed emotività, come semplici erano le donne di un tempo che praticavano questo rituale. Bisognerebbe proprio esprimere il proprio desiderio di concepire un figlio, lasciando parlare esclusivamente il cuore.

Infine si deve inspirare lentamente e profondamente l’energia che l’albero trasmetterà in risposta dalla terra, immaginarla mentre sale  dalle radici attraverso il tronco, magari visualizzandola come un fascio di luce, ed espirando si fa scendere la fertile luminosa energia terrestre attraverso il corpo sino alle ovaie e all’utero.

Bisogna dedicare un po’ di tempo a questa respirazione, visualizzando i propri organi riproduttivi che diventano progressivamente luminosi, si purificano, si rigenerano e pulsano raggi di luce.

Eventualmente ci si può anche rivolgere alla terra ripetendo mentalmente ad ogni inspirazione:

“La tua fertilità ...”

e sull’espiro:

“si deposita in me”

finchè non si sentirà che tutta l’area riproduttiva è diventata radiosa. Questa, però, è una mia variazione sul tema.

Secondo gli Indiani d’America non bisognerebbe mai dimenticarsi di ringraziare la natura dopo che  la si è onorata con una preghiera o una richiesta.

E’ tutto qui.

Vorrei aggiungere solo una osservazione: intrattenere dei pensieri e delle immagini mentali positive crea un’energia positiva, un campo energetico favorevole attorno a noi, che sarà come uno scudo protettivo verso qualsiasi forma di negatività e contemporaneamente ci aiuterà, in un movimento circolare di ritorno e di rinforzo, a continuare a produrre e intrattenere in noi delle immagini mentali di buona qualità.

In gravidanza tutto ciò è ancora più importante perché la mamma deve proteggere anche la nuova vita che è in lei.

Sarebbe sufficiente portare regolarmente in noi anche un solo intenso “pensiero di luce”, vivendolo fortemente nelle emozioni: per esempio augurare quotidianamente, e di tutto cuore, la pace e l’amore a tutti gli uomini e le donne della terra, a tutti i bambini, agli animali e alle piante…a tutto ciò che vive sul nostro pianeta e nel vasto universo…ovunque ci sia vita!

Questo pensiero-emozione costruirà un potente scudo protettivo attorno a noi, o al bambino desiderato e, quando c’è in atto una gravidanza, esso proteggerà sicuramente anche il bambino.

Sì, ma quante future mamme si preoccupano di queste cose?

 

 

 

“Vedi il meglio in ogni cosa e ti troverai circondato dal meglio, perché lo attirerai tutto a te, come fa il magnete con l’acciaio. Il bene attrae il bene, allo stesso modo in cui il male attrae il male. Riempi la tua vita di bontà, di verità, di amore, di comprensione così non ci sarà spazio perché nulla di contrario possa entrare.”

 

Eileen Caddy