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Il valore della vita emotiva

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IL VALORE DELLA VITA EMOTIVA
Percorso di consapevolezza delle emozioni
di Luisa Romei - Psicologa
 

Le emozioni ci fanno capire cosa sta succedendo nella nostra vita affettiva, la valenza di ciò che stiamo facendo, esse forniscono la vera  motivazione alle nostre scelte.

L’intelligenza da sola non è sufficiente per operare le scelte giuste per noi.

Conoscere le proprie emozioni consente di perseguire uno scopo nonostante le frustrazioni; di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; di modulare gli stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare;  ci consente di essere empatici.

E’ importante aiutare le gestanti a riconoscere ed accogliere le proprie emozioni in funzione di una reale comunicazione con il bambino prenatale e dopo la nascita. L’incontro prevede un lavoro sulle emozioni allo scopo di sviluppare la consapevolezza del proprio Sé emotivo.

Trasmettere ai futuri genitori l’importanza di essere consapevoli delle emozioni, per riuscire a capire come ci si sente in relazione al bambino e a ciò che sta accadendo, secondo me, dovrebbe essere uno degli obiettivi principali in un percorso di educazione prenatale.

 

LE EMOZIONI:

Tutte le emozioni sono sostanzialmente impulsi ad agire; piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita.

Dal latino “moveo”, muovere con l’aggiunta del prefisso “e” (movimento da), indica che in ogni emozione c’è una tendenza ad agire.

LE EMOZIONI determinano la capacità ad adattarsi all’ambiente. L’incapacità di controllare le emozioni provoca un maladattamento all’ambiente.

E’ importantissima la consapevolezza delle emozioni. Questa è possibile osservando ciò che ci accade, traducendolo  poi nel linguaggio verbale.

 

L’origine delle EMOZIONI e il corpo. ( da “Intelligenza emotiva” di D. Goleman)

Quando siamo in collera, il sangue affluisce alle mani e questo rende più facile afferrare un’arma o sferrare un pugno all’avversario: la frequenza cardiaca aumenta e una scarica di ormoni, fra i quali l’adrenalina, genera un impulso di energia abbastanza forte da permettere un’azione vigorosa.

Se abbiamo paura il sangue fluisce verso i grandi muscoli scheletrici, rendendo più facile la fuga e al tempo stesso facendo impallidire il volto, momentaneamente meno irrorato. Allo stesso tempo il corpo si immobilizza, come congelato, anche se per il momento, per valutare se convenga nascondersi. I circuiti dei centri cerebrali preposti alla regolazione della vita emotiva scatenano un flusso di ormoni che mette l’organismo in uno stato generale di allerta, preparandolo all’azione e fissando l’attenzione sulla minaccia che incombe per valutare quale sia la risposta migliore.

Nella felicità uno dei principali cambiamenti fisiologici sta nella maggiore attività di un centro cerebrale che inibisce sentimenti negativi e aumenta la disponibilità di energia, insieme all’inibizione dei centri che generano pensieri angosciosi. Tuttavia, a parte uno stato di quiescenza che consente all’organismo di riprendersi più rapidamente dall’attivazione biologica causata da emozioni sconvolgenti, non si riscontrano particolari cambiamenti fisiologici. Questa configurazione offre all’organismo un generale riposo, e lo rende non solo disponibile ed entusiasta nei riguardi di qualunque compito esso debba intraprendere ma anche pronto a battersi per obiettivi più diversi.

L’amore, i sentimenti di tenerezza e la soddisfazione sessuale comportano un risveglio del sistema parasimpatico; in altre parole, si tratta della mobilitazione opposta a quella che abbiamo visto nella reazione di “combattimento o di fuga” tipica della paura o della collera. La modalità parasimpatica, che potremmo anche chiamare <risposta di rilassamento> si avvale di un insieme di reazioni che interessano tutto l’organismo e inducono uno stato generale di calma e soddisfazione tale da facilitare la cooperazione.

Nella sorpresa il sollevamento delle sopracciglia consente di avere una visuale più ampia e di far arrivare più luce sulla retina. Questo permette di raccogliere un maggior numero di informazioni sull’evento inatteso, contribuendo alla sua comprensione e facilitando la rapida formulazione del migliore piano d’azione.

In tutto il mondo l’espressione di disgusto è la stessa, e invia il medesimo messaggio: qualcosa offende il gusto e l’olfatto, anche metaforicamente. Come già aveva osservato Darwin, l’espressione facciale del disgusto indica il tentativo primordiale di chiudere le narici colpite da un odore nocivo o di sputare un cibo velenoso.

La tristezza ha la funzione fondamentale di farci adeguare a una perdita significativa, ad esempio una grande delusione o alla morte di qualcuno che ci era particolarmente vicino. Essa comporta una caduta di energia ed entusiasmo verso le attività della vita e, quando diviene più profonda e si avvicina alla depressione, ha l’effetto di rallentare il metabolismo. La chiusura in se stessi che accompagna la tristezza ci dà l'opportunità di elaborare il lutto per una perdita o per una speranza frustrata, di comprendere le conseguenze di tali eventi nella nostra vita e, quando le energie ritornano, di essere pronti per nuovi progetti. Può darsi che un tempo questa caduta di energia servisse a tenere i primi esseri umani vicini ai loro rifugi, e quindi al sicuro, quando erano tristi e perciò più vulnerabili.

Nella comunicazione il riconoscimento delle emozioni dell’altro è fondamentale per riuscire a stabilire un contatto efficace e ad avere corrette informazioni su ciò che sta avvenendo. Il linguaggio non verbale indica lo stato emotivo di una persona: i movimenti del corpo, le espressioni del viso, il tono della voce.

Nello sviluppo, le emozioni rivestono un ruolo fondamentale e il corpo rappresenta una sorta di mappa della nostra vita emotiva.

 

Il riconoscimento delle nostre emozioni è importantissimo per sapere ciò che ci accade. L’accettazione di tutte le emozioni siano esse positive che negative ci danno la possibilità d’essere presenti a noi stessi e di comunicare efficacemente con gli altri.

Il corpo manifesta ciò che vive emotivamente e non mente mai rispetto ai nostri sentimenti autentici.

La tensione e il rilassamento muscolare ci dicono in che stato emotivo siamo.

Osserva il corpo:

Stai respirando profondamente?

La tua schiena è ricurva?

Il tuo stomaco è irrigidito?

Il tuo collo è rilassato?

Le tue mascelle sono irrigidite?

Le tue spalle sono tese?

Ti senti la testa pesante?

Il corpo si stanca rapidamente se è irrigidito.

 

Nelle azioni di tutti i giorni non riflettiamo sul nostro stato emotivo per un risparmio energetico, ma il corpo, attraverso le tensioni muscolari, traduce ogni nostra emozione.

Nei momenti di piacere siamo rilassati e consapevoli di ciò che sta accadendo. E’ sano concedersi nella giornata momenti gratificanti, questi ci aiutano a superare le fatiche e ci motivano ad essere attivi e presenti. Così è possibile usare l’energia del corpo per cambiare alcune cose e per apprezzare di più ciò che accade.