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Intervista a Gabriellla A. Ferrari

Gabri

INTERVISTA A GABRIELLA A. FERRARI

9mesi insieme:

yoga, educazione prenatale,

comunicazione e relazione

 

D: Come prendersi cura di se stesse e del bambino in gravidanza?

“ Se praticate lo Yoga regolarmente, avete già fatto un passo avanti molto importante verso il vivere positivo: avete scelto di dedicare un po’ del vostro tempo a nutrire voi stesse e il vostro spirito. Quando poi il corpo diventa il luogo nel quale si forma e cresce una nuova vita, a maggior ragione è importante continuare a prendersene cura e, se possibile, ancora con più dedizione.

Creare uno spazio per praticare lo Yoga è un modo semplice e rilassante di occuparsi di se stesse e del bambino, senza rinunciare agli impegni quotidiani. Le mamme sentiranno meglio il contatto con la natura; saranno in grado di accompagnare con dolcezza le trasformazioni che le interesseranno a livello fisico ed emotivo; inizieranno a scoprire con gioia e meraviglia che la capacità di partorire e di accudire il loro figlio è già tutta dentro di loro. L’effetto benefico dello Yoga, sia a livello fisico che psicologico, contemporaneamente si estenderà anche al bambino e  renderà ancora più profondo l’intimo legame che unisce entrambi” .

D: Perché fare yoga in gravidanza?

“ Perché sono innumerevoli i benefici che una donna in gestazione può ottenere grazie alla pratica dello yoga. E’ molto importante, ed è possibile, facendo semplici esercizi, mantenere in salute la colonna vertebrale; lavorare sull’apertura del bacino e aumentare l’elasticità della muscolatura in zona pelvica; respirare in maniera ampia e armonica per aumentare l’ossigenazione del sangue. Ma, soprattutto, la meditazione e le tecniche di visualizzazione portano la donna ad accettare con gioia i cambiamenti del proprio corpo e a creare da subito un legame speciale e inscindibile con il suo bambino. La ricerca scientifica ha confermato che un bambino desiderato e coccolato anche in fase di gestazione ha molte più possibilità di diventare un bambino sereno e sicuro di sé rispetto ad un bimbo che non sia stato voluto e sia stato ignorato durante i 9 mesi” 

D: Qual è l’obiettivo dei corsi di Yoga ed Educazione Prenatale del Centro Lunasole?

“ Nel nostro centro organizziamo cicli di dieci lezioni rivolte alla coppia con l’obiettivo di fornire strumenti utili per l’educazione del figlio e aiutarli a costruire una buona relazione con lui sin dal pancione. Il team dei docenti è composto da 5 operatori con qualifica e competenze volutamente diverse per consentire un approccio multidisciplinare. E’ importante che una mamma e un papà imparino il prima possibile a conoscere, accogliere, comunicare e relazionarsi positivamente con il loro bambino. Quando il bambino sarà nato il genitore saprà già che educare significa ex-ducere, cioè “tirare fuori”: vale a dire che educare significa aiutare il figlio a fare emergere le proprie potenzialità e i propri talenti, sostenendolo nel suo percorso di crescita verso l’ autonomia”.

D.: Quando si può iniziare a comunicare con il bambino?

“Già alla fine della quarto mese prende il via un periodo molto ricco e interessante perché la madre incomincia ad accorgersi dei movimenti del figlio. Il bambino, a quell’età, gioca con il cordone ombelicale, è capace di succhiarsi un dito e reagisce ai rumori forti e improvvisi coprendosi le orecchie. Allora si può iniziare a parlargli con voce dolce e affettuosa accarezzando la pancia e il bambino, ben presto, imparerà a distinguere quando ci si rivolge a lui. Dal 5º mese in poi, girerà perfino la testa verso il padre quando udrà la sua voce. Nel mio ultimo libro” La comunicazione e il dialogo dei nove mesi” sono indicati numerosi facili esercizi per imparare a comunicare con il bambino mese per mese ”.

D.: Come si può parlare al bambino?

“Come se fosse già nato! Basta prendere l’abitudine di raccontargli quello che si pensa, spiegargli cosa si sta facendo e dove si sta andando, descrivendogli l’ambiente circostante e le emozioni che questo suscita. E’ importante che il bambino possa udire la voce della sua mamma che si rivolge affettuosamente proprio a lui: è stato dimostrato che egli la gradisce molto, specialmente quando canta. E’ anche il momento di scegliere la ninna nanna, o la filastrocca, da cantargli ogni giorno e che egli imparerà a conoscere e ad amare. Quando sarà nato, il piccolo riconoscerà la sua ninna nanna che costituirà un ulteriore filo conduttore nella relazione madre-bambino, e aiuterà a creare e a mantenere quella continuità affettiva tra vita prenatale e ambiente esterno che è necessaria al suo equilibrio psicologico. Nei miei incontri con le mamme e i papà, li aiuto ad entrare in relazione con il bambino facendoli “giocare” con lui: piccoli giochi di interazione, in cui i genitori constatano che il loro bambino risponde agli stimoli in modo intelligente e coerente. Tutto ciò crea dialogo, comunicazione e relazione ”.

D: Perché è importante costruire questo rapporto?

“Gli studi e le ricerche hanno confermato che il periodo prenatale è una tappa fondamentale della vita umana e che la nascita comporta un enorme cambiamento nei vissuti del bambino. Il tipo di relazione che si riuscirà a instaurare con lui durante i nove mesi, e specialmente negli ultimi tre, assume, quindi, un valore molto importante perché la madre non soltanto nutre il suo bambino, ma è anche la mediatrice tra lui e il mondo esterno. In questo periodo è importante fare attenzione e soffermarsi sui segnali che il bambino invierà: movimenti, calcetti, piccoli spostamenti di qua e di là. Occorre rispondergli sempre, in modo che si renda conto che la sua mamma lo sente, lo ascolta e gli è costantemente vicina. Basta creare un segnale convenzionale in risposta, sempre il medesimo, per esempio battere due colpetti e subito dopo accarezzare con affetto l’addome là dove si sono sentiti i movimenti del bambino, per avviare e mantenere attivi il dialogo e la comunicazione. Così nel bambino crescerà la fiducia nella capacità di ascolto materna”.

D: Quando è il momento migliore per parlare al piccolo?

“La madre potrà individuare un momento della giornata in cui il suo piccino solitamente è sveglio e si muove e dedicargli un po’ di tempo, in modo tale da creare uno spazio in cui, più o meno alla stessa ora, il bambino saprà che la sua mamma è tutta per lui. E’ il momento delle coccole, delle carezze, dei piccoli giochi di spostamento, della canzoncina e di tutto ciò che l’amore materno potrà trovare nell’arcobaleno della propria fantasia. Nel ripetersi puntuale dell’esperienza, il bambino incomincerà ad attenderla. Molte madri mi hanno riferito che quando sono in ritardo, il bambino incomincia ad agitarsi e mostra segni di impazienza!”

D: Dalla diade alla triade: come gestire il cambiamento?

“Il cambiamento viene gestito in modo diverso a seconda del tipo di relazione pre-esistente nella coppia.  Tuttavia il periodo prenatale può essere un’ottima occasione per imparare a “stare insieme” condividendo l’esperienza della relazione affettiva e della comunicazione con il bambino. Se le esperienze legate alla vita prenatale del bambino saranno state condivise e gestite insieme con amore e tanto dialogo tra i due genitori, la nascita di un figlio non costituirà un evento tale da comportare uno sconvolgimento nella loro vita. Se entrambi i genitori si saranno preoccupati di relazionarsi con lui durante la gravidanza, condividendo le varie esperienze, la nascita di un figlio non potrà che arricchire la coppia di nuovi meravigliosi vissuti, in un contesto di continuità relazionale e di  circolarità affettiva all’interno di una triade in gran parte già strutturata durante tutta la gravidanza”.

D: Quale dovrebbe essere durante la gravidanza il ruolo del padre?

“ Nella migliore delle ipotesi e parlando in generale, parrebbe logico affermare che l’uomo dovrebbe essere come un secondo utero che contiene sia la compagna che il figlio in crescita dentro di lei. In realtà non è sempre così ed è normale che non lo sia: così come per la donna nel suo graduale processo di “maternalizzazione”, anche nell’ uomo avviene un processo di “paternalizzazione” che ha molti risvolti legati alla storia personale e che richiede dei tempi, diversi per ciascuno, ai fini dell’elaborazione e dell‘integrazione. Aiutare i papà ad entrare in relazione con il loro bambino intrauterino, facilita e promuove questo processo consentendo  loro di entrare in quel ruolo di protezione e di accudimento che li farà sentire bene e in sintonia con il grande cambiamento che sta avvenendo nella coppia”.  

Parlano le mamme

Ogni sera quando andavo a letto mi voltavo sul fianco sinistro, come mi era stato insegnato nel corso. Mettevo la mano sotto la pancia e dopo un po’ sentivo che la bambina scendeva. Era molto bello. Me la sentivo proprio nella mano. Molte volte mi sono addormentata con lei e sapevo che anche lei era felice. A volte la notte mi svegliava perché incominciava a dondolarsi per farsi cullare da me. Provavo molta tenerezza, la cullavo per un po’ e ci riaddormentavamo insieme” (Sabrina).

Fin dai primi mesi della gravidanza, ho parlato con il mio bambino, ho giocato con lui, ho ascoltato musica con lui; tutto quello che Gabriella ci aveva insegnato nel corso mi ha permesso, poco alla volta, di imparare a conoscerlo, di scoprire che tipo di musica preferiva, di capire quando era stanco e voleva fare un sonnellino e quando, invece, aveva voglia di giocare…Durante tutti i mesi della gravidanza non mi sono mai sentita sola: era come se fosse già nato…Questo stupendo rapporto mi ha dato la sicurezza che avrei avuto un bimbo sano e che il parto sarebbe andato per il meglio”. (Simona).

“Pensavo di aver terminato la mia carriera riproduttiva quando Theo mi sorprese, arrivando mentre mi avvicinavo ai 42 anni. Data l’età avanzata presi appuntamento per fare l’amniocentesi.  Il giorno prima dell’esame ebbi un’esperienza sconcertante: stavo concludendo la mia seduta di Yoga con meditazione e contatto interiore con Theo quando udii distintamente che mi “diceva” che non solo era sano, ma anche un bel campione e, quindi, non avevo bisogno di alcun esame. Annullai l’appuntamento; quel che è certo è che alla nascita Theo pesava 4 kg ed era un bambino straordinariamente forte e robusto! Con questo non voglio suggerire la meditazione come alternativa alla diagnosi prenatale: l’essenziale è essere tranquille e trovare dentro di sé la guida migliore per prendere la decisione giusta”. (Janet)