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Intervista a Michel Odent

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INTERVISTA A MICHEL ODENT
Rimini, 4 Aprile 2004
 a cura di Gabriella A. Ferrari
 

D. Dottor Odent, ci potrebbe spiegare cosa intende quando dice che la nostra salute si costruisce in gran parte nella vita fetale?

R. Una volta c’era l’abitudine di imputare tutto alla genetica a ai fattori ambientali dopo la nascita del bambino. Oggi è diverso. Sappiamo, per esempio, che l’espressione dei geni è in gran parte influenzata dall’ambiente intrauterino: in determinate condizioni certi geni possono restare in silenzio mentre altri si attivano, inoltre nei geni possono avvenire anche delle modificazioni.

In tutti i campi della ricerca sulla salute esistono numerosi studi che comprovano la connessione tra la malattia negli adulti e la vita prenatale.

Faccio alcuni esempi. Una branca dell’embriologia si occupa della ricerca sul periodo primale, cioè quello che a partire dal concepimento comprende la vita fetale, il periodo perinatale e il primo anno di va del bambino. Essa studia quelle conseguenze a lungo termine sulla salute che sono ricollegabili all’esperienza intrauterina.

Nell’ambito della neurologia sono state compiute delle ricerche, su persone affette dal morbo di Parkinsons, che hanno individuato fra i fattori di rischio il fatto di avere vissuto la propria esperienza prenatale durante un’epidemia di pertosse.

Nell’ Oncologia è stato scoperto che sono più a rischio di cancro alla prostata coloro le cui madri hanno avuto delle eclampsie. La Dietologia ha rilevato che gli adulti le cui madri che abbiano sofferto la carestia in gestazione sono soggetti maggiormente portati all’obesità. La cardiologia ha scoperto una interessante correlazione tra vita intrauterina e malattie della riproduzione.

Gli studi e le ricerche sono ormai numerosissimi e non è possibile ignorarli.

La priorità nel campo della salute dovrebbe essere rivolta alla salute della donna in gravidanza.

D. Da che cosa e in che modo dovrebbe essere principalmente protetta la donna in gravidanza,  nell’ottica della tutela della sua salute e di quella del bambino?

R. Lo stato emozionale della donna in gravidanza è molto importante. Tutti coloro che sono vicini alla gravida hanno il dovere di proteggere e vegliare sul suo stato emotivo. I padri devono sapere che la vita emotiva della compagna ha degli effetti sulla salute del bambino e devono evitarle degli stati di stress, devono aiutarla ad essere felice.

Quando, ad esempio, la gravida non è felice perché si sente dominata da un marito autoritario, entra in stato di inibizione  e ciò causerà un aumento nel tasso di cortisone, che è un inibitore della crescita fetale, malgrado esista un enzima nella placenta il cui compito è di trasformare il cortisone da attivo a passivo.

Inoltre attualmente le visite mediche prenatali sono costantemente protese verso l’individuazione dei rischi potenziali e alla continua ricerca di una patologia: i medici poco si curano degli stati emotivi ansiosi che procurano alla gestante. Le situazioni più frequenti di panico in gestazione hanno origine da una visita prenatale.

Spesso dietro agli effetti nocebo di queste visite esiste da parte dei medici, una ignoranza di base della letteratura medica, come ho già dettagliatamente illustrato nella mia relazione nel corso del vostro congresso a Milano nel 2002 ( vd. Atti del Congresso pubblicati dall’Anep Italia ).

D. Vorrei che lei ci parlasse del ruolo del padre nella sala parto.

R. Prima bisogna fare un passo indietro e capire quando e perché è iniziato tutto ciò. Negli anni ‘70-‘90, improvvisamente le donne hanno incominciato a volere con loro il marito in sala parto. Come mai? Sul piano storico è successo che il parto, proprio in quegli anni, si spostò dalla casa per entrare nei grandi ospedali. In alcuni paesi le ostetriche per i parti in casa ( le levatrici ) sono addirittura sparite ( USA, Canada, Brasile ) e sono diventate componenti di una équipe.

Quindi le donne si trovarono a dovere affrontare delle situazioni completamente nuove: partorire in luoghi estranei, con degli estranei…non si era mai visto! e neppure che le ostetriche assumessero connotazioni ospedaliere. Le donne desiderarono accanto a loro la figura famigliare del loro compagno. Così il padre entrò in sala parto, gli fu dato un camice e una mascherina… e fu invitato a mettersi in un angolo.

Invece a Pithiviers, dove ero primario, le donne , libere di muoversi, si appendevano al collo del compagno al momento della nascita del bambino: si trattava non di una mera presenza ma di una partecipazione attiva.

Verso gli anni ’70, quando sono nate queste nuove idee, non c’erano ancora molte esperienze del genere.

D. La partecipazione del padre in sala parto rende più facile il parto?

R. Dipende dalle coppie e dal tipo di comportamento che assume il padre.

Esiste un linguaggio verbale delle partorienti e un altro non verbale che contraddice il primo. A parole esse dicono che non riescono neppure a immaginare di partorire senza la presenza del compagno e, dopo la nascita, dicono che la sua partecipazione è stata importante.

Ma durante il parto esse evidenziano un altro linguaggio, non verbale, che dice esattamente l’opposto. Per esempio, nei parti molto lenti, ho constatato che se il padre si allontana dalla sala parto, in quegli spazi di assenza la donna molto spesso incomincia a saltare, a gridare, ha un comportamento istintivo, poi si accovaccia e fa il bambino, cioè lo fa durante l’assenza del partner.

E comunque ho constatato che in molti casi di parti lenti, tutto si accelera quando il partner si assenta.

D. Allora quale è il ruolo del padre in sala parto?

R. E’ importante capire la fisiologia del parto. La struttura arcaica del cervello, l’ipotalamo, secerne gli ormoni necessari per il buon espletamento del parto. Si tratta di un vero e proprio cocktail ormonale. È la stessa cosa in tutti i mammiferi.

Tutto ciò che inibisce il parto e le esperienze sessuali è da ricollegarsi ad un’altra parte del cervello, la neocorteccia. Durante il parto, se la donna è inibita, significa che è attiva la neocorteccia.

Quando la donna partorisce da sola, senza farmaci, sembra che si isoli da tutto il mondo, osa urlare, bestemmiare, assumere le posizioni più inverosimili. Cosa significa? Semplicemente che l’attività della neocorteccia è ridotta.

Durante il travaglio e il parto è importante non stimolare la neocorteccia. Deve essere lasciata a riposo. Ciò che principalmente la stimola è il linguaggio. Il silenzio e il linguaggio non verbale sono  condizioni fondamentali.

La donna che partorisce ha bisogno soprattutto di due cose: non sentirsi osservata e sentirsi al sicuro. Troppa luce, fotografare, fare domande…sono tutti stimoli per l’attivazione della neocorteccia. Quando non si sente al sicuro, aumenta anche la produzione di adrenalina, che dovrebbe invece aumentare solo in caso di pericolo.

Inoltre, nella sala parto, di solito i padri tendono ad assumere comportamenti rassicuranti, sorridenti, ma dal di dentro sono tutt’altro che tranquilli e, in più, secernono adrenalina che è…contagiosa!

Molte donne, nel passato, partorivano con la madre accanto a loro, o altra figura rassicurante, che non osserva e non giudica.

E’ importante che i padri sappiano queste cose.

D. Cosa avviene nella sessualità e nella vita della coppia dopo che il padre ha assistito al parto?

R. E’ difficile rispondere. L’attrazione sessuale è molto misteriosa. Oggi si ha tendenza a scordare il ruolo del mistero nella nostra vita. Non si riesce a conoscere bene colui ( o colei ) che si ama. Saperne troppo: è ancora l’antico peccato, che consiste nel consumare il frutto della conoscenza. Sulla stessa pagina della Bibbia si legge che le donne partoriranno con dolore. Lo sviluppo della neocorteccia produce dolore.

Negli anni ’70/’80 si davano risposte teoriche che tendevano a dimostrare come questa esperienza condivisa cementasse la coppia e ci fossero meno divorzi.

Nella mia esperienza posso dire che esiste un certo tipo di divorzi abbastanza frequente nelle coppie che avevano vissuto insieme il parto, là dove il padre era stato molto attivo ( faceva massaggi, detergeva il sudore, incoraggiava, si coinvolgeva  etc. ). Spariva l’attrazione sessuale, si separavano ma restavano amici e accudivano bene il bambino.

Nel passato c’erano dei rituali che tenevano occupato l’uomo quando la sua compagna partoriva: sono state descritte decine di couvades. Un secolo fa, quando si partoriva in casa, si chiedeva all’uomo di fare bollire l’acqua per ore: era un modo per fare incanalare le sue energie e le sue emozioni ed allontanarlo dalla donna. Nel passato l’uomo non era mai presente. In tutte le società umane l’uomo non partecipava al parto. Oggi, quando si partorisce in casa, affittano una piccola piscina, molto bene attrezzata ma difficile da costruire. Gli uomini impiegano ore per costruirla e quando è pronta…il bambino è già nato.

E’ importante lasciare il posto all’improvvisazione, non fare troppi progetti su come sarà o dovrà essere il parto.

D. Vorrei che lei ci parlasse del padre in relazione all’accoglienza al bambino, cioè alla prima ora di vita.

R. Subito dopo la nascita, per un’ora circa, si instaura tra madre e bambino una intensa interazione che è possibile grazie all’eccezionale produzione ormonale che si verifica in quel momento.

Nelle donne, subito dopo che hanno partorito, si verifica una caduta spettacolare degli estrogeni e del progesterone ma salgono l’ossitocina, la prolattina, l’adrenalina e le endorfine. Nell’essere umano la priorità è di sopravvivere: tutto ciò che disturba questa produzione di ossitocina può essere pericoloso per la sopravvivenza della donna ed influisce sulle sue emozioni verso il bambino. L’ossitocina è l’ormone dell’amore e la prolattina quello della maternità, che induce un comportamento materno. Poi ci sono le endorfine , che sono gli ormoni della gioia e l’adrenalina che dà molta energia. La vasopressina, secreta dall’ipofisi, induce un comportamento protettivo ed anche aggressivo ( N.d.t.: il mammifero è pronto a difendere il suo cucciolo ) oltre che a regolare i processi dei liquidi. La noradrenalina, secreta dal feto, fa sì che quando egli nasce spalanca gli occhi. Le madri sono affascinate da quello sguardo ( N.d.t. L’incontro degli sguardi è una fase importante per l’attaccamento ).

Come disturbiamo e interferiamo in questo processo di gioia? Utilizzando troppe conoscenze codificate. Per esempio, non c’è una necessità fisiologica per non tagliare subito il cordone ombelicale, però il taglio del cordone distrae la madre dall’incontro visivo, tattile e olfattivo con il figlio, che fa aumentare in modo fisiologico l’ossitocina per la promozione dell’attaccamento e l’uscita della placenta.

Alla nascita il bambino non ha batteri. Quali sono i primi batteri che colonizzano il corpo del bambino? Sono microbi che sono della madre e già famigliari al bambino. Ce ne sono molti altri che invece non sono conosciuti dal bambino: nell’approccio batteriologico il bambino ha bisogno di essere contaminato dai germi materni, deve stare quindi in contatto solo con la madre.

Il momento della nascita è una storia a due.

D. Cosa avviene quando si fa il cesareo?

R. Questo cocktail dell’amore non viene prodotto.Gli ormoni sintetici sostituiscono quelli naturali. Spesso si fa una infusione di ossitocina per fare uscire la placenta, cioè si blocca la produzione naturale dell’ormone dell’amore proprio nel momento del suo picco. Cosa sarà di questi bambini? Cosa fare perché i bambini possano usufruire degli ormoni materni dell’amore ?

 

L’intervista con il dott. Odent è terminata così, con una domanda inquietante che contiene in sé già tutte le risposte. Anch’io voglio concludere con una domanda, confidando che possa stimolare alla discussione: perché disturbiamo, interferiamo, ci intromettiamo così tanto, così invasivamente, aggressivamente, arrogantemente talvolta, in questo processo della Vita, dove tutto ci fa capire che per l’essere umano ogni cosa è stata minuziosamente e amorevolmente predisposta perché la nascita possa essere un momento di gioia?

Se ne è discusso già tanto…ma evidentemente non è sufficiente.

Gabriella