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La sacralità del cordone ombelicale

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LA SACRALITA' DEL CORDONE OMBELICALE

Il cordone ombelicale: un simbolo sacro e di appartenenza

Gabriella A. Ferrari

 

Nel corso degli ultimi decenni la Psicologia prenatale ha potuto dimostrare come l’esperienza e la relazione  intrauterina con la madre si imprimano profondamente nel tessuto emozionale dell’essere umano a partire dal concepimento. Così, gradualmente, le relative conoscenze e terminologie si sono grandemente ampliate (ad esempio, riguardo a quelle riferiti all’utero e alla placenta oggi è di uso corrente parlare di utero “simbolico, contenitivo, buono, caldo, freddo, cattivo, respingente …etc.”, e di placenta “simbolica, psichica, nutriente, sostenitiva, distruttiva, alienante…etc.”). E’ stato anche dimostrato come quelle prime esperienze, integrate agli albori della nostra esistenza influenzino la nostra vita in tutte le sue manifestazioni ed espressioni. Lo mostrano chiaramente, ad esempio, i parallelismi esistenti tra immagini intrauterine e immagini tratte dall’arte. Il momento della creatività artistica rappresenta quel magico spazio temporale in cui è prioritariamente all’opera il nostro cervello emotivo-intuitivo, quello collegato alle parti più profonde di noi e che ci mette in contatto emozionale con esperienze dimenticate a livello mentale razionale. Queste esperienze inconsce ricompariranno nei dipinti, nelle sculture, nelle strutture architettoniche, nella musica, nella poesia, in qualsivoglia contesto artistico, in forme e modalità simboliche. E’ interessante notare come esse appaiano particolarmente evidenti in tutte le arti collegate al sacro. Ad esempio, nell’arte  pittorica sacra (vd. le ricerche di L.Janus presentate in numerosi congressi mondiali), le immagini del saggio o del devoto che pregano ai piedi di un grande albero, con un’ampia chioma, attorno al cui tronco è attorcigliato un serpente, sono chiari simboli dell’esperienza fetale, del cordone ombelicale e della placenta. Per analogia, questa rappresentazione è stata recentemente abbinata ad un’altra immagine molto antica, quella dell’ “albero della vita”.

Domanda: come mai l’artista, a livelli profondi e non razionali, abbina l’esperienza intrauterina ai temi religiosi e sacri della vita?

Queste nuovi chiavi di lettura delle espressioni artistiche mi sembra che rappresentino un evento molto significativo. E’ evidente che esiste un’evoluzione fondamentale nell’interpretazione psicoanalitica dell’opera d’arte: l’esperienza intrauterina viene inclusa nell’analisi. Ma non è tutto: nelle rappresentazioni religiose dell’arte sacra, oggi si ammette che essa possa  essere collegata al sacro ed inizi, così, ad essere abbinata ai grandi temi spirituali e religiosi della nostra vita.

In effetti, nel corso degli ultimi anni, è stato da più fonti evidenziato come in ambito scientifico si stia verificando un generale orientamento verso le tematiche metafisiche collegate all’esperienza prenatale. Esse sono ovviamente proposte come ipotesi, o accenni, a corollario degli studi scientifici: è però interessante notare come queste piccole luci spirituali appaiano come logiche osservazioni conseguenti dall’evidenza degli studi stessi.

Visto che questo articolo è in gran parte dedicato alle tematiche relative al cordone ombelicale, consentitemi di condividere con voi alcune ulteriori osservazioni e riflessioni.

Molti anni fa mi capitò di pensare che quando la scienza si sarebbe maggiormente soffermata ad indagare sulle tematiche relative al concepimento, avrebbe finalmente scoperto tutte le immense potenzialità racchiuse nel pre-concepimento e si sarebbe infine, poco alla volta, sgretolato  l’ultimo diaframma che la separa dalla più alta forma esistente di conoscenza, quella che prelude all’incontro con Dio.

Forse occorreranno ancora dei secoli, forse dei millenni…o forse no! Forse, dopo avere decodificato tanti messaggi legati al percorso dei nove mesi (non ultimo quello dove nel percorso che va dal concepimento al primo anno di vita del bambino, simbolicamente viene rappresentata la storia della filogenesi), ora potremmo anche riflettere sulla simbologia legata all’immagine e alla funzione del cordone ombelicale, e forse scoprirne il messaggio segreto e la sua misteriosa sacralità.

Partiamo da alcune riflessioni. Esso è un unico, inalienabile e irripetibile strumento di collegamento all’universo-madre, mediante il quale il bambino riceve il nutrimento per la sua sopravvivenza, però è anche strumento di comunicazione, interazione, scambio: è simbolo di attaccamento ma anche di appartenenza perché nel grembo materno il bambino vive a lungo un stato di fusione simbiotica con la madre. Si impasta di lei, del suo corpo, di ciò che mangia , che pensa, che sente, che sogna. E’ un attaccamento di natura fisica ma anche emozionale: quando c’è accoglienza, desiderio e amore da parte della madre, si tratta, per il bambino, di uno stato dell’essere presumibilmente molto simile a quello dell’innamoramento, in cui i partner non si sentono più due ma uno, sentono di appartenersi reciprocamente.

Grazie a questa esperienza, mi sembrerebbe logico ipotizzare che noi nasciamo con già impresso profondamente in noi il senso dell’attaccamento, dell’appartenenza, della nostra capacità di interazione con qualcosa di immensamente più grande, del quale, fino a pochi istanti prima della nascita, abbiamo sentito di essere parte integrante e costitutiva allo stesso tempo: la madre, che per noi è stata tutto l’universo, fonte di vita e di ogni emozione.

Dopo il taglio del cordone, trascorreremo tutto il resto della nostra vita a ricercare quel senso di appartenenza  e di pienezza. Lo cercheremo nell’amore e nelle relazioni umane e cercheremo di riempire quel vuoto “viscerale”con una infinità di cose. Questa tensione verso una sempre deludente ricerca sarà il motore della nostra esistenza. Peraltro tutto ciò è un’evidenza confermata da numerosi studiosi.

Ora anche gli studi sul pre-concepimento stanno moltiplicandosi. Si parla sempre di più, persino in ambienti scientifici, di imprinting bioenergetici trasmessi durante il concepimento e legati alla qualità della relazione amorosa e al desiderio di un figlio da parte dei futuri genitori anche prima del concepimento stesso. Quindi tutto ciò non andrebbe più riferito solo al “dopo”, come sino a pochi anni fa si sosteneva, quando cioè si parlava dell’importanza di una buona relazione affettiva nella coppia per costruire un nido caldo e sicuro al bambino dopo la nascita: oggi, relativamente alla qualità del concepimento, è stato accertato che amore e desiderio del bambino sono importanti e necessari non solo “durante” …ma anche “prima” del concepimento stesso. Infatti queste due componenti essenziali non si possono improvvisare nel corso di quest’ultimo, ma occorre che pre-esistano nella coppia affinché possano essere trasmessi. Un bambino armonioso nasce prima di tutto nei pensieri, nei sentimenti armoniosi e nelle emozioni dei futuri genitori ancor prima della fecondazione.

E che altro sono pensieri, sentimenti ed emozioni se non forme di energia?

In considerazione di ciò, sarebbe plausibile affermare che anche prima del concepimento possa esistere una forma di comunicazione tra i genitori e il figlio che sarà concepito?

Poiché la scienza ci conferma che il creato è un’unità bioenergetica, parrebbe logico dedurre che quando l’energia costituita dai pensieri e dalle emozioni dei futuri genitori fosse ripetutamente, e magari anche congiuntamente, convogliata sulla idea-forma di un bambino, ciò attirerà o condenserà energia: quell’energia costituirebbe l’essenza stessa di quel bambino desiderato, il quale… incomincerebbe così a nascere.

In altri termini: nell’oceano indifferenziato dell’energia cosmica, in cui il potenziale bambino è stato immerso sino a quel momento, prenderebbe il via un processo di differenziazione e di individualizzazione, al quale anche il bambino stesso potrebbe eventualmente partecipare con un suo stesso impulso di auto creazione: i casi delle gravidanze indesiderate dai genitori confermerebbero questa ipotesi. E’ dunque ipotizzabile che per realizzare un concepimento possano concorrere sinergicamente tre vettori bioenergetici: quello della futura madre, quello del futuro padre e quello del futuro bambino. Quanta maggiore sarà la sinergia d’amore fra i tre, tanto qualitativamente migliore sarà l’energia costitutiva del nuovo essere.

Tuttavia occorrono circostanze favorevoli prima che questo processo si possa eventualmente concretizzare nell’unione di uno spermatozoo e di un ovulo ed egli possa nascere come cellula: molte coppie, ad esempio, attendono a lungo prima di riuscire a concepire. Poi occorrerà un po’ di tempo prima che possa essere sovrapposto (o aggiunto?) un cordone ombelicale di carne a quello bioenergetico che lo collega all’universo, dal quale comunque non si staccherà mai: quest’ultimo fatto semplicemente perché non è possibile staccarsi o separarsi da un insieme energetico di cui si è parte integrante e costitutiva. La Fisica, peraltro, conferma questa affermazione.

Il cordone ombelicale reale sembrerebbe dunque essere il simbolo di un altro cordone ombelicale, di origine bioenergetica. Se gli studi proseguiranno, come è logico che sia, credo che sarà essenziale, per la nostra evoluzione collettiva, approfondire ulteriormente le tematiche relative alla nostra provenienza, riferite cioè alla nostra matrice bioenergetica ed al mistero della sua esistenza e costituzione.

Chissà, forse la scienza confermerà davvero che il nostro cordone ombelicale embrionale, niente altro è che il simbolo e il doppio di un cordone ombelicale spirituale: un cordone sacro, che da sempre ci sostiene, ci nutre e ci collega all’oceano di energia d’amore dal quale ci siamo solo differenziati senza mai separarcene davvero! In questo caso il cordone ombelicale assurgerà all’onore di simbolo sacro, per ricordarci la nostra più vera ed eterna appartenenza e per ricondurci alla nostra reale identità bioenergetica e spirituale di… anima? Spirito? Divinità?.

Se tutto ciò fosse vero, allora potrebbero trovare un’ulteriore indicazione e conferma le antiche scritture all’origine di molte grandi religioni, in cui sostanzialmente si afferma che la nascita non è un processo di separazione da Dio, bensì di differenziazione: nel suo percorso di vita sulla terra, lo spirito starebbe semplicemente vivendo un’esperienza in cui si esprime in una forma umana, per potere evolvere o aiutare altri, allo scopo finale di …”tornare a casa” e non differenziarsi mai più, riassorbendosi definitivamente nell’immensità infinita d’Amore della sua propria divina matrice originaria di appartenenza, di cui è componente essenziale e dalla quale si è solo apparentemente allontanato.

Molti anni fa, mi è capitato di leggere il seguente articolo di André Van Lysebeth, che probabilmente è all’origine di queste mie riflessioni sulla simbologia sacra del cordone ombelicale. Ne trascrivo qui sotto i punti essenziali: