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La filosofia della fragola

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LA FILOSOFIA DELLA FRAGOLA

 di André Van Lysebeth

 

 

La filosofia della pianta della fragola ci consentirà di capire uno dei temi favoriti – ed essenziali! – del pensiero yogico ed indiano, quello, cioè, dell’UNITÀ nella, e attraverso, la molteplicità.

Quando prendo coscienza del mondo che mi circonda, ciò che colpisce i miei sensi e si impone alla mia percezione è la molteplicità degli oggetti e degli esseri, la molteplicità delle forme (rupa) e dei nomi (nama). Non solo gli oggetti materiali naturali sono multipli, ma anche le innumerevoli forme viventi.

Centinaia di migliaia di specie di batteri, di insetti, di uccelli, di pesci, di mammiferi, di rettili, anch’essi divisi in milioni di individui separati popolano la nostra terra. Niente, di tutto questo, fa apparire un’unità qualunque ed è perciò notevole che i grandi pensatori dell’India abbiano potuto percepire, al di là di questa molteplicità un’Unità fondamentale.

Ma si tratta di un tema difficile da capire, poiché è in contraddizione con tutta la mia esperienza immediata del mondo e con il mio vissuto. Mi sento un individuo autonomo, isolato dagli altri esseri umani. Dove è quindi quest’unità?

Ora chiederemo aiuto alla nostra fragola.

È primavera, e siccome amo le fragole, ho piantato nell’angolo del mio giardino una pianta di fragola. Con un po’ di fortuna già da quest’estate, mi darà qualche fiore, poi qualche fragola.

Ma tra un anno, alla prossima primavera, sarà cresciuta; i suoi tentacoli, o meglio i suoi stoloni, si sviluppano al suolo, si allontanano dalla pianta-madre e, ad ogni estremità, delle radici penetrano nel suolo: ed ecco che nuove piante si sviluppano.

Ammettiamo che la pianta-madre abbia cinque piccoli, collegati a lei tramite cinque di questi stoloni-tentacoli.

Quante piante abbiamo? Una sola naturalmente poiché il tutto non forma che un’unità.

Ma tra un anno i piccoli manderanno anch’essi dei tentacoli attorno a loro e forse avrò venticinque nuove piccole piante.

Quante piante avremo? Una sola poiché il tutto rimane unito e collegato.

Dopo una decina d’anni potrei così avere circa diecimila pianticelle tutte unite le une alle altre che formano ancora una sola unità.

 

Sezioniamo gli stoloni

Finora nessun problema di filosofia!

Ma ora, qui e là, taglio qualche stolone ma senza separare totalmente la piantagione dalla pianta madre: ho sempre un’unica pianta, l’unità è salvaguardata. Ma se continuo a sezionare i tentacoli sino a separarli tutti e totalmente, mi trovo di fronte a 10.000 piante isolate le une dalle altre, piante che potrei eventualmente spostare e trapiantare altrove.

Dopo aver sezionato tutto, quante piante ho? 10.000 o sempre una sola? Se si riflette bene, non ci lasceremo coinvolgere dalle apparenze e risponderemo: una sola!

L’ignorante, cioè quello che non mi avrebbe visto piantare la prima pianta-madre e tagliare gli stoloni, negherebbe che si tratta di un’unica pianta poiché con i suoi occhi le vede tutte separate!

Alcune di queste piante che si trovano in un terreno fertile, ben soleggiate, ben irrigate, protette dai venti del Nord, daranno magnifici frutti, saporiti e ben profumati.

Al contrario, altre piante che non hanno questa fortuna, che hanno messo radici in un suolo arido, che devono lottare contro le erbacce, che non hanno sole a sufficienza, che sono esposte a tutti i venti, saranno gracili ed i loro frutti piccolissimi.

Però tutte le piante sono delle manifestazioni dell’unica pianta madre.

Ora consideriamo le piante come individui e diamo loro degli organi dei sensi, una coscienza che permette loro di prendere conoscenza del loro ambiente. Le piante da fragola ben sviluppate, considerando con commiserazione le pianticelle gracili, si crederanno superiori e diranno: ma quelle sono fragole?!

Non sapranno che in ogni singola pianticella, non solo l’essenza della stessa pianta si manifesta, ma che ogni pianta-individuo, che sia bella o brutta, rigogliosa o striminzita, è la stessa pianta.

 

Una pianta di fragola yogi

Qual è il rapporto tra gli esseri umani e le piante da fragola?

Non c’è forse uno stolone che ci ha collegato alla nostra pianta-madre?

Ma siccome hanno tagliato il cordone ombelicale prima che potessimo esserne coscienti, abbiamo dimenticato! Ci consideriamo degli esseri isolati, separati in quanto individui. E come la pianta da fragola e le pianticelle individuali, che formano una sola unità, non vi è che un unico essere umano che si incarna in ogni singolo individuo. Ma come per le nostre piante da fragola anche qui bisognerebbe parlare di Madre/Specie.

Siamo tutti nell’errore se ci giudichiamo isolati, separati. Qual è il rapporto con lo Yoga?

Torniamo alla nostra pianta da fragola cosciente. Ammettiamo che si metta a meditare, cioè a risalire al più profondo del suo essere, trascenderebbe la sua coscienza individuale e giungerebbe al piano di coscienza della pianta-madre unica. Per lei rappresenterebbe una Dea, talmente va oltre il suo individuo. Ora questa pianta madre che ho piantato, non era anch’essa che un individuo generato dalla pianta-madre originale, la prima pianta da fragola del mondo!

Da centinaia di migliaia d’anni, la stessa pianta-madre si riproduce ed essa continuerà a riprodursi nel corso dei secoli che seguiranno. Ciò significa che ogni pianta-individuo è allo stesso tempo senza importanza, poiché può sparire senza intaccare realmente la Pianta-Madre, quasi immortale, e nello stesso tempo racchiude in sé il potenziale della pianta-madre, poiché reimpiantata a sua volta genererà decine di migliaia di piante individuali.

Prendere coscienza di tutto questo sarebbe un’esperienza travolgente per la nostra pianticella-individuo. Prenderebbe coscienza che lei è la Pianta-Madre, così come ogni altra pianticella attorno a lei.

Sentirebbe che ogni particella è molto di più che suo fratello o sua sorella, sentirebbe che ognuna è un’UNITÀ REALE.

 

L’esperienza essenziale

È questa infatti, l’esperienza, se non ultima, almeno essenziale, nello Yoga: andare oltre, trascendere il proprio individuo, il piccolo io, l’ego, percependo l’unità fondamentale con tutti gli esseri umani che vivono sul nostro pianeta attualmente, con tutti quelli che ci hanno vissuto e con tutti coloro che ci vivranno dopo di noi. Allora si considererà il proprio vicino come se stesso, come una parte di se stesso. Ci si sentirà co-responsabili di tutti gli esseri umani presenti, passati e futuri. Non si avrà alcun complesso di inferiorità nei confronti di chicchessia né alcun complesso di superiorità; si vedrà nell’essere umano più miserabile, più che un fratello, la propria immagine, il proprio Essere profondo: è miserabile perché non ha avuto la fortuna di crescere in un suolo favorevole, ma in valore assoluto ha la stessa importanza di qualsiasi altro essere umano. L’umanità è Una. Al limite, la vita sul pianeta è Una! Quando i tantrici parlano della Dea-Madre e dicono che l’adorano, cioè che provano l’amore più profondo concepibile per la Madre Cosmica comune a tutti gli esseri umani e a tutta la Vita, si sentono protetti e portati da Essa. Sentono che ogni pulsione della loro vita non è che una pulsione della Grande Vita di cui ognuno di noi non è che un’infima parte. E siccome non sono capaci di concepire qualcosa di astratto, le hanno dato nomi e forme. Durga, Kali o altre. Questi nomi e rappresentazioni fungono da tramite e aiutano la mente umana a concentrarsi, a meglio percepire la Realtà, nient’altro. Sono simboli, ma è attraverso e grazie ai simboli che l’umanità può esprimere e concepire le realtà profonde.

Amate le fragole? Anch’io! Quando ne mangeremo la prossima volta penseremo alla pianta-Madre.